Discutibile pronuncia della Cassazione: mancata consegna della pec di notifica ex L. 53/94 equivale a notifica perfezionata

Discutibile pronuncia della Cassazione: mancata consegna della pec di notifica ex L. 53/94 equivale a notifica perfezionata

Si segnala l’ordinanza 3164/2020 della Suprema Corte di Cassazione, sezione sesta/3, dell’11 Febbraio 2020 (il cui testo integrale è disponibile qui), con la quale gli Ermellini hanno affermato il principio che, nell’ambito delle notificazioni telematiche in proprio dell’avvocato, ai sensi dell’art. 3-bis, Legge 53/1994, l’avviso di mancata consegna della pec inviata dal notificante al soggetto notificato implica il perfezionamento della notificazione stessa (per tale via, è stato ritenuto ritualmente notificato il controricorso, successivamente depositato, munito della copia dell’avviso di mancata consegna per “casella piena“).

Per pervenire a simile discutibile (è un eufemismo) affermazione, la Corte ha ritenuto di poter applicare alle notificazioni in proprio la norma contenuta nell’art. 16, comma 6, DL 179/2012, dettata tuttavia nella diversa materia delle comunicazioni e notificazioni di cancelleria,  ritenendo altresì che lo stesso principio si trovi affermato anche nell’art. 149-bis c.p.c., in tema di notificazioni telematiche (dell’ufficiale giudiziario).

L’uno e l’altro richiamo non sono tuttavia, all’evidenza, pertinenti.  Muovendo proprio dal dato contenuto nell’art. 149-bis c.p.c. (norma peraltro non ancora attuata), esso prevede che “La notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatari“. L’art. 3-bis, comma 3, L. 53/1994, prevede invece che “La notifica si perfeziona… per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68″.

Per svuotare d’ogni logica il ragionamento ordito con l’ordinanza qui in commento, basterà considerare che l’avviso di mancata consegna viene così definito nell’art. 8 del d.p.r. 68/2005 (Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata):  “Quando il messaggio di posta elettronica certificata non risulta consegnabile il gestore comunica al mittente, entro le ventiquattro ore successive all’invio, la mancata consegna tramite un avviso secondo le modalità previste dalle regole tecniche di cui all’articolo 17“.

La mancata consegna, quindi, è l’esatta antitesi dell’evento previsto dal comma 3 dell’art. 3-bis L. 53/1994, e non corrisponde neppure a quanto indicato nell’art. 149-bis c.p.c., perciò impropriamente richiamato, dacché è solo con la “consegna” del messaggio contenente il documento notificato che questo si rende “disponibile nella casella di posta elettronica certificata dei destinatari“.

E non è per nulla condivisibile l’esegesi dell’espressione “rendere disponibile” che la S.C. opera, “quale azione dell’operatore [che] non possa evolversi in una effettiva disponibilità da parte del destinatario per causa a lui imputabile“: per l’art. 8 del d.p.r. 68/2005, infatti, “La ricevuta di avvenuta consegna e’ rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dall’avvenuta lettura da parte del soggetto destinatario“. Che la “messa a disposizione” citata dall’art. 8 abbia significato equivalente all’espressione “rendere disponibile” non solo è intuitivo, ma è addirittura affermato a chiare lettere nell’art. 3 dello stesso d.p.r. che, modificando l’art. 14 del d.p.r. 445/2000, adopera l’identica espressione contenuta nell’art. 149 c.p.c..

Né vale l’assimilazione della “mancata consegna” per casella piena al rifiuto a ricevere la notificazione ex art. 138 c.p.c.: la prima può essere infatti determinata da eventi involontari ed imprevedibili, accaduti anche all’insaputa del destinatario (per es. un massivo recapito di pec nottetempo), mentre il secondo costituisce atto scientemente posto in essere dalla parte al cospetto dell’ufficiale giudiziario.

In tale quadro, come si è sempre osservato sin dai primi commenti, il disposto dell’art. 16, comma 6, DL 179/2012, costituisce norma speciale e, come tale, insuscettibile di applicazione al di fuori dei casi in essa previsti.

 

robertoarcella

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