Teoria "basic" per le notificazioni telematiche dell'avvocato
Quale futuro per la professione forense nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle nuove specializzazioni
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, amministrativi e decisionali sta determinando una trasformazione profonda delle professioni intellettuali. L’avvocatura è tra quelle maggiormente esposte a tale mutamento, poiché una parte rilevante dell’attività giuridica si fonda sulla gestione dell’informazione, sull’analisi documentale, sulla costruzione argomentativa e sull’elaborazione di contenuti linguistici: ambiti nei quali i sistemi generativi hanno raggiunto livelli di efficienza e sofisticazione impensabili fino a pochi anni fa.
La questione, tuttavia, non può essere affrontata nei termini semplificati con cui spesso viene rappresentata nel dibattito pubblico. Ridurre il fenomeno al timore della “sostituzione” dell’avvocato significa fraintendere la natura stessa della trasformazione in corso. Ciò che sta mutando è il modello organizzativo della prestazione professionale, il rapporto tra competenza giuridica e competenza tecnica, la nozione di diligenza professionale e, in ultima analisi, la struttura del mercato dei servizi legali.
L’attività dell’avvocato è sempre stata caratterizzata da una forte componente cognitiva. Per lungo tempo tale elemento ha costituito una barriera naturale rispetto all’automazione. I sistemi di IA generativa hanno incrinato proprio questo presupposto, poiché consentono oggi di automatizzare segmenti significativi della produzione documentale, della ricerca normativa e giurisprudenziale, della revisione contrattuale, dell’analisi di grandi masse di dati e della sintesi di informazioni complesse.
In molti studi professionali strumenti di AI vengono già impiegati per la redazione di bozze di atti, per la predisposizione di pareri, per attività di due diligence, per l’analisi di documentazione bancaria o societaria e per il supporto alle strategie difensive. L’integrazione di tali sistemi non costituisce più una prospettiva futura, ma una realtà operativa già presente nel mercato professionale.
L’elemento realmente innovativo consiste nel fatto che l’adozione dell’intelligenza artificiale non comporta soltanto un incremento di produttività. Essa introduce nuove responsabilità organizzative e nuove esigenze di controllo, destinate a incidere direttamente sulla struttura degli studi professionali.
Da questo punto di vista assume particolare rilievo la norma UNI 11621-8, la quale rappresenta il primo tentativo sistematico di tradurre gli obblighi di governance previsti dall’AI Act europeo in figure professionali tipizzate, dotate di competenze identificabili, responsabilità definite e parametri tecnici di valutazione.
La rilevanza della norma non riguarda esclusivamente il settore tecnologico. I modelli organizzativi delineati dalla UNI 11621-8 sono destinati a produrre effetti anche negli studi legali, nelle società di consulenza e negli operatori che utilizzano sistemi di IA nei processi decisionali o documentali.
Il dato più significativo risiede nella circostanza che il legislatore europeo, attraverso l’AI Act, ha introdotto il principio secondo cui i sistemi di intelligenza artificiale devono essere sviluppati, utilizzati e supervisionati da soggetti dotati di adeguati livelli di competenza e alfabetizzazione tecnica. La norma tecnica UNI si inserisce precisamente in questo spazio, offrendo una prima standardizzazione delle professionalità coinvolte nella governance dell’IA.
Il passaggio è destinato ad avere conseguenze concrete anche nel settore forense.
Per la prima volta, infatti, il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli studi professionali esce dalla dimensione meramente tecnologica e diventa questione di organizzazione, compliance e responsabilità professionale.
L’introduzione di profili quali il Chief AI Officer, l’AI Consultant o l’AI Prompt Engineer evidenzia come il mercato stia progressivamente riconoscendo l’esistenza di competenze autonome, collocate all’intersezione tra diritto, organizzazione aziendale e tecnologia.
Particolarmente interessante appare la figura dell’AI Prompt Engineer. La costruzione del prompt non costituisce una semplice operazione descrittiva, ma un’attività di progettazione logica che incide direttamente sulla qualità dell’output generato dal sistema. Nel contesto giuridico ciò assume una rilevanza notevolissima, poiché l’affidabilità del risultato dipende dalla capacità di formulare istruzioni coerenti, controllabili e tecnicamente corrette.
L’esperienza applicativa dimostra ormai con chiarezza che due professionisti diversi, utilizzando il medesimo modello linguistico, possono ottenere risultati radicalmente differenti a seconda della struttura del prompt, del metodo di interrogazione, dei vincoli imposti al sistema e delle tecniche di verifica adottate.
Si tratta di una competenza che presenta caratteristiche tipicamente giuridiche. Richiede capacità di analisi, rigore logico, comprensione del linguaggio specialistico, conoscenza delle fonti normative e attenzione alla coerenza argomentativa. Non sorprende, pertanto, che proprio il settore legale possa diventare uno degli ambiti nei quali tale specializzazione è destinata a svilupparsi più rapidamente.
L’evoluzione appare ancora più evidente se si considera il tema della responsabilità professionale.
L’utilizzo di sistemi generativi nella redazione di atti o pareri introduce inevitabilmente il problema del controllo umano dell’output. Le allucinazioni algoritmiche, gli errori interpretativi, l’invenzione di precedenti inesistenti o la produzione di contenuti apparentemente plausibili ma giuridicamente errati rendono necessario predisporre procedure interne di verifica e supervisione.
È probabile che nei prossimi anni la diligenza professionale dell’avvocato venga valutata anche alla luce delle modalità organizzative con cui gli strumenti di IA sono stati utilizzati all’interno dello studio.
La questione presenta implicazioni di particolare rilievo. L’assenza di procedure di controllo, la mancanza di formazione tecnica del personale, l’utilizzo incontrollato di sistemi generativi o l’omessa verifica degli output potrebbero progressivamente assumere rilevanza ai fini dell’accertamento della colpa professionale.
La UNI 11621-8, sotto questo profilo, introduce un elemento destinato a incidere indirettamente anche sul piano contenzioso. La standardizzazione delle competenze e dei ruoli organizzativi tende infatti a trasformarsi in parametro tecnico di valutazione dell’adeguatezza degli assetti adottati dal professionista o dallo studio associato.
Un’evoluzione analoga si è già verificata nel settore della cybersecurity e della protezione dei dati personali, ove gli standard tecnici e le certificazioni organizzative hanno progressivamente assunto una funzione quasi normativa nella valutazione della conformità delle strutture aziendali.
Non è difficile immaginare che un fenomeno simile possa svilupparsi anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
Gli studi professionali saranno sempre più chiamati a dotarsi di protocolli interni per l’utilizzo dei sistemi generativi, procedure di verifica umana, policy sul trattamento dei dati, regole per la conservazione delle interazioni con i modelli linguistici e criteri di tracciabilità dei processi decisionali automatizzati.
Tale trasformazione finirà inevitabilmente per incidere anche sulle dinamiche concorrenziali del mercato forense.
Le attività standardizzabili subiranno una progressiva compressione economica. La redazione seriale di atti semplici, la contrattualistica ripetitiva, la ricerca giurisprudenziale di base e numerose attività documentali saranno sempre più automatizzate o fortemente assistite da sistemi AI.
Il valore professionale tenderà allora a spostarsi verso segmenti caratterizzati da maggiore complessità strategica: governance dei sistemi automatizzati, gestione del rischio algoritmico, consulenza regolatoria, audit organizzativo, supervisione dei processi decisionali e controllo di conformità rispetto alla normativa europea.
Si tratta di attività nelle quali la componente tecnologica non elimina la centralità del giurista, ma ne modifica profondamente il ruolo.
L’avvocato sarà chiamato a comprendere il funzionamento dei sistemi AI, a valutarne i limiti, a governarne i rischi e a tradurre esigenze normative in procedure organizzative concretamente applicabili.
La tradizionale distinzione tra professioni giuridiche e professioni tecnologiche tende così ad attenuarsi. Emergono figure ibride, caratterizzate da una formazione multidisciplinare e dalla capacità di operare in contesti nei quali diritto, dati, organizzazione e tecnologia risultano ormai inseparabili.
In tale contesto, la specializzazione non rappresenterà più soltanto un’opzione professionale, ma una necessità strutturale del mercato.
L’intelligenza artificiale sta imponendo all’avvocatura una ridefinizione delle proprie competenze e delle proprie modalità operative. La capacità di comprendere i processi tecnologici, di governare sistemi complessi e di presidiare i profili organizzativi della compliance AI appare destinata a diventare parte integrante dell’attività professionale di numerosi settori del diritto contemporaneo.





