CIE come mezzo di identificazione elettronica: come recuperare PIN e PUK per accedere a servizi online (PST compreso)

CIE come mezzo di identificazione elettronica: come recuperare PIN e PUK per accedere a servizi online (PST compreso)

La Carta d’Identità Elettronica non è soltanto il documento che ha progressivamente sostituito la tradizionale carta d’identità cartacea. E’, però, anche un mezzo di identificazione elettronica, attraverso il quale il titolare può identificarsi e autenticarsi nell’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti che ammettono tale modalità di accesso.

Si tratta di una funzione particolarmente rilevante anche per gli avvocati e, più in generale, per chi utilizza i servizi telematici della giustizia.

La CIE può essere utilizzata, ad esempio, per accedere all’area riservata del Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia (PST). Il Portale contempla infatti la Carta d’Identità Elettronica tra gli strumenti utilizzabili per l’identificazione informatica richiesta per l’accesso ai servizi riservati, fra i quali rientrano la consultazione dei registri e del fascicolo informatico e i servizi di consultazione relativi alla Corte di cassazione.

La medesima possibilità è prevista negli altri comparti della giustizia digitale. Nel Processo Tributario Telematico, l’accesso ai servizi del S.I.Gi.T. può avvenire mediante CIE; anche i nuovi Portali Esterni della Giustizia Amministrativa, destinati ad avvocati, cittadini e ausiliari del giudice, consentono l’autenticazione mediante Carta d’Identità Elettronica, oltre che attraverso gli altri strumenti ammessi.

L’utilità della CIE, dunque, va ben oltre la sua funzione di documento di riconoscimento. Essa costituisce un mezzo di identificazione elettronica utilizzabile per accedere a un numero crescente di servizi online, compresi quelli che interessano direttamente l’attività professionale dell’avvocato. Proprio per questo, lo smarrimento dei codici associati alla carta può diventare un problema concreto, soprattutto quando ci si accorge di non averli più a disposizione nel momento in cui occorre autenticarsi a un servizio.

PIN e PUK della CIE: cosa sono

Alla Carta d’Identità Elettronica sono associati due distinti codici di sicurezza, entrambi composti da otto cifre: il PIN (Personal Identification Number) e il PUK (Personal Unblocking Number).

Il PIN è il codice personale utilizzato, in particolare, nelle operazioni che richiedono l’impiego fisico della carta e un livello di autenticazione più elevato.

Il PUK consente invece di impostare nuovamente il PIN qualora quest’ultimo sia stato dimenticato o bloccato. Il blocco del PIN interviene dopo tre inserimenti consecutivi errati. Il PUK è inoltre utilizzato in alcune delle procedure relative all’attivazione delle credenziali CIE.

Una delle ragioni per cui questi codici vengono frequentemente smarriti deriva dalle stesse modalità con cui sono consegnati. Al momento della richiesta della CIE, infatti, la prima metà del PIN e del PUK viene riportata sulla ricevuta rilasciata dall’operatore comunale o consolare. La seconda metà viene invece consegnata successivamente insieme alla carta, nella relativa lettera di accompagnamento.

Per ottenere il PIN e il PUK completi occorre pertanto unire le rispettive due parti. È facile comprendere come, a distanza di mesi o anni dal rilascio, possa accadere di avere ancora la CIE perfettamente valida ma di non riuscire più a reperire uno o entrambi i codici.

Ho perso il PIN ma possiedo ancora il PUK

È la situazione più semplice da risolvere.

Se si dispone ancora del PUK, non è necessario recuperare il precedente PIN: è possibile impostarne uno nuovo.

L’operazione può essere effettuata attraverso l’app ufficiale CieID, utilizzando le funzioni dedicate alla gestione e allo sblocco della carta, oppure da computer mediante il Software CIE.

Occorre quindi precisare che, in questo caso, parlare di “recupero del PIN” non è del tutto esatto. Il vecchio codice non viene comunicato nuovamente al titolare: attraverso il PUK viene invece consentita l’impostazione di un nuovo PIN.

La stessa procedura consente di risolvere il problema derivante dal blocco conseguente all’inserimento, per tre volte consecutive, di un PIN errato.

Cosa fare se è stato smarrito anche il PUK

La situazione diventa leggermente più complessa quando non si dispone più neppure del PUK, ma non comporta necessariamente la richiesta di una nuova Carta d’Identità Elettronica.

Il Ministero dell’Interno ha infatti introdotto nell’app CieID una specifica funzione di “Recupero PUK”, attraverso la quale è possibile ottenere nuovamente il codice senza recarsi presso gli uffici comunali, purché ricorrano le condizioni previste.

La procedura può essere utilizzata se, al momento della richiesta della CIE, sono stati comunicati al Comune (o al Consolato un numero di cellulare oppure un indirizzo di posta elettronica. )Possono essere utilizzati anche i recapiti successivamente associati alla carta attraverso le procedure previste dal sistema CIE.

Occorre inoltre disporre di uno smartphone dotato di tecnologia NFC e dell’app CieID aggiornata.

Avviata l’app, si seleziona la funzione “Recupero PUK” e si seguono le indicazioni visualizzate. Sarà necessario avvicinare la Carta d’Identità Elettronica allo smartphone e fornire i dati richiesti dalla procedura, compreso il numero di serie della CIE, riportato sulla carta e caratterizzato dall’inizio con le lettere “CA”.

Il PUK non viene recuperato immediatamente: occorrono 48 ore

Un aspetto della procedura merita particolare attenzione.

La richiesta effettuata tramite CieID non determina l’immediata comunicazione del PUK. Per ragioni di sicurezza è previsto un intervallo di 48 ore.

Decorso tale termine, il titolare riceve, attraverso il recapito associato alla CIE, la comunicazione necessaria per completare la procedura e visualizzare il PUK.

Una volta recuperato quest’ultimo, sarà possibile utilizzarlo per sbloccare la carta e, se necessario, impostare un nuovo PIN.

Se non erano stati comunicati e-mail o numero di cellulare

La procedura attraverso l’app presuppone che alla CIE sia associato almeno uno dei recapiti necessari.

Chi, al momento della richiesta della carta, non abbia comunicato un numero di cellulare o un indirizzo e-mail, oppure non disponga più dei recapiti originariamente comunicati, può rivolgersi agli uffici comunali per procedere all’aggiornamento dei contatti e alle operazioni necessarie per il recupero dei codici.

Secondo le indicazioni del Ministero dell’Interno, per queste operazioni è possibile rivolgersi anche a un Comune diverso da quello presso il quale era stata originariamente richiesta la CIE.

È una possibilità particolarmente utile per le carte rilasciate alcuni anni fa, quando possono essere stati indicati un indirizzo e-mail ormai inutilizzato o un numero telefonico successivamente sostituito.

Attenzione ai tentativi: PIN e PUK non si comportano allo stesso modo

Occorre prestare particolare attenzione quando non si è certi dei codici ricordati.

Dopo tre inserimenti consecutivi errati del PIN, quest’ultimo viene bloccato. Il problema è tuttavia reversibile: disponendo del PUK è possibile sbloccare la carta e impostare un nuovo PIN.

Più serie sono invece le conseguenze dell’inserimento ripetutamente errato del PUK.

Le indicazioni ufficiali del Ministero dell’Interno precisano che, dopo dieci inserimenti consecutivi di un PUK errato, la CIE viene bloccata irreversibilmente per quanto riguarda le funzionalità di autenticazione ai servizi online. Il documento continua a essere valido come documento di identità, ma per ripristinarne le funzionalità elettroniche occorre richiedere una nuova CIE.

Se non si è sicuri del PUK, è dunque decisamente preferibile utilizzare la procedura ufficiale di recupero anziché procedere per tentativi.

Non sempre occorre utilizzare fisicamente la carta

Un altro aspetto ancora poco conosciuto riguarda i diversi livelli con i quali il sistema CIE consente l’accesso ai servizi online.

Il sistema contempla tre livelli di autenticazione, caratterizzati da un grado crescente di sicurezza.

Il livello 1 si basa sulle credenziali dell’utente. Il livello 2 aggiunge un ulteriore fattore di autenticazione, ad esempio attraverso un codice temporaneo o le modalità messe a disposizione dall’app CieID. Il livello 3, infine, richiede l’impiego della Carta d’Identità Elettronica e la sua lettura attraverso uno smartphone dotato di NFC oppure un apposito lettore collegato al computer.

La distinzione ha conseguenze pratiche importanti. Una volta attivate le credenziali CIE di livello 1 e 2, per accedere ai servizi che richiedono uno di tali livelli non è necessario leggere ogni volta fisicamente la carta mediante NFC.

La CIE può quindi essere utilizzata con modalità diverse a seconda del livello di sicurezza richiesto dal singolo servizio.

 

robertoarcella

1 commento finora

Dario Scritto il07:34 - 26 Agosto 2026

Ma perché invece di osannare questi sistemi di controllo distopico non ne sveli la futura pericolosità ?

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