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TAR Sicilia (Catania): fondata la domanda di condanna all’inserimento dell’indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione nel Registro PP.AA.

TAR Sicilia (Catania): fondata la domanda di condanna all’inserimento dell’indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione nel Registro PP.AA.

Si segnala l’interessantissima sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Prima), n. 1426/2019, pubblicata oggi 11 Giugno 2019, che ha accolto la domanda di alcune Associazioni Forensi (difese dall’avv. Alessandro Arcifa) con cui era stato chiesto “l’accertamento dell’inottemperanza del Comune  di Catania rispetto all’obbligo di comunicare al Ministero della Giustizia un valido indirizzo di posta elettronica certificata, ove ricevere le comunicazioni e le notificazioni, al fine di farlo inserire nell’elenco di cui all’art. 16, comma 12, del D.L. 179/2012; hanno chiesto altresì l’accertamento della fondatezza dell’istanza/diffida presentata dagli stessi nei confronti del suddetto Comune nonché la condanna dell’amministrazione inadempiente a provvedere” .

Il TAR, dopo aver disposto la conversione dell’azione ai sensi del d.lgs. n.198/2009 («azione per l’efficienza delle pubbliche amministrazioni, cd. class action») con gli ulteriori adempimenti del caso, ha evidenziato “come il contegno omissivo serbato dall’Amministrazione rispetto all’obbligo di comunicazione dell’indirizzo PEC sancito dalla predetta norma, pur non precludendo radicalmente la notifica dell’atto processuale (residualmente possibile, infatti, mediante le tradizionali modalità cartacee), vanifichi il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione della giustizia posti dal legislatore, rispetto ai quali la telematizzazione delle comunicazioni funge da fattore trainante“.

Infine,  preso atto che l’Ente convenuto aveva nelle more ottemperato a quanto oggetto di domanda con specifico  riferimento all’obbligo di inserimento dell’indirizzo PEC nel Registro delle Pubbliche Amministrazioni, ai sensi dell’art. 16, comma 12, D.l. 179/2012,  ha dichiarato cessata la materia del contendere ma, considerato che alla data dell’introduzione del ricorso, il Comune versava in oggettivo e persistente stato di inadempienza rispetto all’obbligo di comunicazione del predetto indirizzo PEC nelle tempistiche indicate dalla normativa sopra citata (id est: entro il 30 novembre 2014) e ritenuta pertanto la sussistenza di una «violazione di termini» ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. 198/2009, ha condannato il Comune alle spese in applicazione del principio di soccombenza virtuale.

Si tratta di un precedente interessantissimo che, tuttavia, difficilmente potrà applicarsi a quelle pubbliche amministrazioni la cui organizzazione è articolata in strutture territoriali, rispetto alle quali l’iscrizione di un unico indirizzo PEC nel Registro PP.AA. desta non pochi problemi sia sul piano pratico che su quello giuridico (secondo quanto rilevato dal Consiglio di Stato nel parere del 4 Ottobre 2017, al punto 13.1).

robertoarcella

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